Chiesa
S. FRANCESCO |
SAN FRANCESCO E SANT’IGNAZIO DA LACONI
E’ una delle ultime feste popolari di fine estate che si svolgono nelle
piazze dell’intera Sardegna. Una festa, rispetto ad altre, che si caratterizza
di più per la partecipazione paesana.
I festeggiamenti durano tre giorni: il 16, 17 e 18 settembre, e ad organizzare,
di solito è lo stesso comitato degli obredis (obrieri) che a luglio
dell’anno precedente prepararono la festa di Santa Lucia. Obriere, nel
Regno della Sardegna voleva dire “operaio”, e tra l’altro,
stava ad indicare un membro di una festa patronale. Le funzioni religiose
si svolgono nella chiesa di San Francesco del XVI secolo, attigua al Convento
francescano. Oltre alle Messe celebrate sia la mattina che il pomeriggio,
ogni giorno si effettua la processione con il simulacro del Santo per le strade
del paese, accompagnato dal suono inconfondibile delle launeddas, e dai suggestivi
canti in sardo della Confraternita Madonna del Rosario.
Nel corso della festa, hanno luogo diverse iniziative di carattere civile,
nella caratteristica e incantevole piazza di San Francesco attorniata dalla
stessa chiesa, dal Convento Cappuccini, e dalle scuole materne, elementari
e medie. Dalla sera a notte fonda, tra luci, colori e bandierine, nel palco
si esibiscono gruppi musicali di vario genere: musica etnica, liscio, moderna,
con l’immancabile fisarmonica o organetto per i balli sardi che coinvolgono
tantissimi ballerini di ogni età.
Di solito le persone più anziane trovano diletto ad ascoltare le gare
poetiche, vere e proprie competizioni canore, rigorosamente in dialetto, tra
cantadores (cantori) anche baruminesi, che alla bellezza della voce devono
unire una notevole capacità d’improvvisazione, perché
normalmente il tema da svolgere con il canto è loro proposto prima
della gara o addirittura durante la stessa. L’uso di improvvisare versi,
tramandato fin dall’antichità, era coltivato in Sardegna da tempi
lontani; insomma, un vero dono della natura. Le gare, sì “giocano”
in particolare sulla contrapposizione personale, in cui ciascun estemporaneo
magnifica se stesso sfidando il rivale, addolcita però dal tacito accordo
che quando si canta tutto è lecito e nessuno deve offendersi. Sul palco
perciò, si rappresentano vicende consuete di vita e di lavoro tipiche
delle comunità isolane. Ma le gare poetiche diminuiscono costantemente
di numero, anche per la mancanza di validi ricambi tra gli estemporanei.
E’ tradizione per questa festa anche un’altra un’usanza
antica: Sa roda. Uno spettacolo pirotecnico che si svolge il giorno principale
della festa, alla periferia del paese, dove ad assistere ai numerosissimi
scoppi, tanti colori e altrettante bellissime forme che illuminano il cielo
stellato, vi partecipino migliaia di persone, col naso rivolto all’insù
per godersi appunto, i tanto attesi fuochi d’artificio.
Tratto dal libro di Carlo Fadda