Chiesa S.Tecla

 

La chiesa fu riedificata nel XVII Secolo su una base preesistente.Ornata nella parte superiore da merli, mensole e da un campanile a vela, al centro della facciata presenta un rosone ottagonale mentre altri due rosono più piccoli sono presenti nella zona presbiteriale.
Nel 1800 furono eseguiti alcuni lavori di restauro ma all’interno sono presenti l’altare e il pavimento originari.
Nell’anno 1787 fu destinata a cimitero pubblico.
Solo un secolo più tardi venne costruito grazie alle spese del Comune il camposanto nella regione “Paiolu”
.SANTA
Questa chiesa posta lungo la strada principale del paese che collega il Campidano con il Sarcidano e le Barbagie, è un monumento storico di grande importanza architettonica per gli elementi di pianta e di struttura ispirati alla corrente Sardo-Catalana, risalente al XV secolo, con motivi tardo-gotici. Valgono come indicazione i motivi a merlo sulla cornice orizzontale sorreggente la monofora del campaniletto, lo stile delle mensole modanate e profondi incavi che sostengono l’architrave della porta d’ingresso.
Probabilmente la chiesa fu edificata assai prima del 1704, perché don Giovanni Pedro Pisano di Barumini, nel suo testamento dispose di ripararla con le rendite dei suoi beni e la dotò di suppellettili sacre d’argento. Sicuramente don Pedro era un personaggio importante, essendo stato chiamato nel documento che lo ricordava: Commissario del Santo Ufficio. Nel ‘700 altri non secondari manufatti arredavano la chiesa, come tredici “quadri a pennello”, un antico “retablo” e un prezioso tabernacolo ligneo dipinto al centro col tema della Sacra Famiglia, donato col paliotto dell’altare, dal padre Cappuccino Bonaventura di Barumini assurto al grado provinciale dell’Ordine. Fu ristrutturata nel XVIII secolo.
L’architrave che si trova sul portone dell’edificio religioso, poggia su due mensole, mentre l’occhio di luce disposto sulla facciata è di forma ottagonale. Ad abbellire la splendida facciata in pietra, c’è una cornice orizzontale stretta, sulla quale sono ben visibili smerli e pilastri crociati. Tutti questi elementi, erano caratteristici di fortezze e castelli dell’epoca. Nella campana è incisa la scritta: “Ave Maria Ora Pro Nobis Anno 1706” che fa intuire il periodo della sua riedificazione.
Molto caratteristici, sono i ben visibili contrafforti sorreggenti i muri perimetrali, con esclusione della facciata. Particolari i due rosoni traforati, uno a croce, l’altro a stella. All’interno, il presbiterio ha l’altare sul fondo e dei banchi in pietra su entrambi i fianchi. La sala è rettangolare con due ingressi, uno frontale e l’altro laterale; due sono anche le campate larghe e basse, con archi a tutto sesto poggianti su semi pilastri di forma quadrangolare, con base e capitello d’ordine attico. Per ordine dell’Arcivescovo Gian Luigi Cusani, nel 1787 furono costruiti dieci loculi, e subito dopo, la chiesa fu destinata a cimitero pubblico fino al 1885, sino a quando il Comune non costruì il camposanto in località Paiolu.
Dopo decenni di abbandono, nel 1944 alcuni cittadini tra cui il parroco don Marras, Giovanni Lilliu (non era ancora il famoso archeologo), e altri ancora, si fecero promotori per la raccolta di fondi per il restauro. Alla questua tra gli abitanti, contribuì anche il Governo dell’epoca con un finanziamento dei 22.300 lire, che permise di portare a termine in due anni il rifacimento del tetto pericolante, fondamenta e muro di cinta dell’atrio. Infine, nel 1985 furono disseppellite le ossa dei morti e portate in processione in cimitero. La popolazione ora può ammirare il fascino dello storico edificio, restituito alle funzioni religiose.

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COMUNE DI BARUMINI