IL COSTUME TRADIZIONALE



La ricchezza delle stoffe, la lievità dei merletti e dei ricami, la policromia dei tessuti e la fantasiosa dovizia dei gioielli, lo rendono prezioso, costituendo un’espressione significativa e gloriosa del folklore e dell’artigianato sardo.
Il costume tradizionale maschile si distingue per la classica “berritta” di panno nero arrotolata sul capo. La camicia è bianca con pizzo “sa randa” al collo e ai polsini, il gilè “su gropettu” in velluto nero con collo rotondo, chiuso con tre bottoni, ha in alto due piccole tasche, e dietro una martingala con fibbia. I calzoni sono in tela bianca alla zuava e molto larghi, il gonnellino “sa unnedda” è di panno nero, scampanato e plissettato in vita; le ghette “is ghettas” sono di panno nero con trina dorata intorno al collo del piede, chiuse posteriormente da due lacetti.
Il costume tradizionale femminile delle feste, presenta un fazzoletto bianco ricamato sul capo; la camicia è bianca con collo e polsini lavorati a piegoline e arricchiti con ricami. Il busto “su gropettu” di broccato a fiori, è guarnito e bordato di velluto; sul davanti chiude con un laccetto. La gonna “sa unnedda” è di tibet marrone-vinaccia, plissettata ai fianchi e dietro, mentre è liscia davanti, guarnita con due trine; il grembiule “su deventaliu” è di raso nero a fiori viola, con frangia nera. La giacca femminile è fatta con la stessa stoffa della gonna in tibet, sagomata e profilata di velluto nero. I gioielli applicati al vestito sono bottoni al collo e ai polsi.
Sino a una cinquantina di anni fa, non era raro incontrare per le strade, persone che indossavano gli abiti tradizionali, anche se per lo più si trattava di donne e uomini anziani. Uno sfavillo di colori e alle varietà delle fogge, che tempi addietro erano l’abbigliamento quotidiano nella comunità baruminese.

tratto dal libro di carlo.fadda@tiscali.it