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| CENNI STORICI
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che andarono
alla vedova dona Ana, e ai figli Francesco e Stefania di don Pietro.
Azor Zapata ottiene l’investitura del feudo il 4 gennaio 1564
col giuramento e l’omaggio di naturalità e fedeltà
al re Filippo II, nanti il Luogotenente generale in Sardegna don Alessio
Nin. Dalla fine del XVI secolo in poi, cominciano alcuni episodi edilizi
di urbanismo del paese. L’abitato si estendeva maggiormente nella
zona di S’Anziana a nord, formando una pianta grosso modo angolare
sino alla piazza Sa Gruxi (Santa Croce) a sud. Il torrente Riu Pidòngia
(incanalato e coperto nella bonifica realizzata nel 1925 che costò
allora due milioni e mezzo) divideva il paese in due, in cui si articolavano
diversi bixinaus (vicinati): Pillosa, Mazziottu, Sa Gruxi, Santu Nigola
etc. All’interno piccoli spazi d’incontro, pozzi pubblici
per il tantissimo bestiame presente, e servizi vari collettivi.
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| Il 29 marzo del 1410, con la capitolazione
del giudice d’Arborea, Barumini e le altre “ville” dell’esteso
giudicato, passa al Marchesato di Oristano che dura sino al 1479, quando
la Corona spagnola con il re Ferdinando il Cattolico, entra in possesso
dell’intera Isola. Circa sessantanni prima, cioè il 31 agosto
1420, Barumini era diventata capitale del feudo che comprendeva anche
Lasplassas e Villanovafranca, per concessione del Re d’Aragona Alfonso
V a Guglielmo Raimondo di Montecatena. Il figlio Lorenzo, alla morte del
padre vendette la Baronia a Pietro Besuldone, che morì senza eredi
e tornò al regio patrimonio, che la concesse nel 1537 a Pietro
di Roccaberti per un credito che aveva col regio patrimonio. Il 6 maggio
del 1541 gli eredi di Pietro Roccaberti, col beneplacito, l’assenso
e il consenso del re spagnolo Carlo V, con un contratto stipulato a Barcellona,
vende la Baronia con le ville di Barumini, Lasplassas e Villanovafranca
a don Azor Zapata, preside, ossia alcaide presente del Castello e della
città di Cagliari; famiglia spagnola appartenente ai Reali d’Aragona.
Il pagamento fu di settemila lire barcellonesi, che andarono alla vedova
dona Ana, e ai figli Francesco e Stefania di don Pietro. Azor Zapata ottiene
l’investitura del feudo il 4 gennaio 1564 col giuramento e l’omaggio
di naturalità e fedeltà al re Filippo II, nanti il Luogotenente
generale in Sardegna don Alessio Nin. Dalla fine del XVI secolo in poi, cominciano alcuni episodi edilizi di urbanismo del paese. L’abitato si estendeva maggiormente nella zona di S’Anziana a nord, formando una pianta grosso modo angolare sino alla piazza Sa Gruxi (Santa Croce) a sud. |
Il torrente Riu Pidòngia
(incanalato e coperto nella bonifica realizzata nel 1925 che costò
allora due milioni e mezzo) divideva il paese in due, in cui si articolavano
diversi bixinaus (vicinati): Pillosa, Mazziottu, Sa Gruxi, Santu Nigola
etc. All’interno piccoli spazi d’incontro, pozzi pubblici
per il tantissimo bestiame presente, e servizi vari collettivi. Il primo
nucleo, quello storico, stava tra la chiesa duecentesca di San Giovanni,
quella cinquecentesca di Santa Lucia, della Parrocchia e il Palazzo dei
Marchesi Zapata. In periferia del centro abitato, stava la principale
strada esterna Sa bia ‘e Casteddu, che arrivava da sud lungo la
valle del Rio Mannu da Lasplassas, fiancheggiava la chiesa di San Nicola,
e si divaricava a Santa Chiara in direzione nord: verso Gesturi per Mitza
Lèpuris e verso Isili passando vicino all’importante complesso
chiesastico di San Lussorio e proseguendo il cammino verso gli orti di
Gesturi. All’ingresso di Barumini provenendo da Las Plassas lungo
Sa bia ‘e Casteddu (la strada per Cagliari), poco distante dalla
croce stradale Sa Gruxi, iniziava il tratto di strada per Mandas, che
serviva il Convento con chiesa di SS. Trinità, superando il Rio
Mannu in località Ponti, nome derivato dal ponte spagnolo, ma probabilmente
più antico. All’interno dell’abitato, era il tipico
paese medioevale, con strade strette strintus a incrocio, che costeggiavano
le modestissime case di abitazione con contorni prevalentemente curvilinei.
Case tarde cinquecentesche e seicentesche in numero maggiore, riconoscibili
per lo stile ancora tardogotico popolaresco, delle porte, finestre, supporti
litici e coperture lignee dei loggiati, situate nel centro storico, ma
anche oltre il torrente in zona S’Anziana.Con regio decreto n. 18
del 5 gennaio 1928 a Barumini fu aggregato il soppresso Comune di Las
Plassas, che divenne nuovamente autonomo con decreto legge n. 497 del
22 novembre 1946. |

| ORIGINE DEL NOME
Il toponimo non ha documentazione e ricostruzione chiara, cui si può
risalire a ritroso della storia sul vero significato della parola. E’
probabilmente di provenienza preromana. IL TERRITORIO
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per la proprietà delle canne che crescono tra le
due sponde, utilizzate per le Launeddas: lo strumento popolare più
antico della musica e della cultura dei sardi, formato da tre canne di
giunco, due più lunghe legate insieme con quattro fori, e una più
corta, isolata, con un solo foro, che sono di solito la colonna sonora
delle processioni religiose. Esse sono tagliate durante il plenilunio
del mese di febbraio e lasciate stagionare per almeno tre anni. Tra la
fauna sono ancora presenti allo stato selvatico, i conigli, lepri, volpi,
donnole, gatti selvatici, ricci, bisce; mentre tra i volatili risiedono
ancora, pernici, tortore, quaglie, merli, storni, tordi, beccacce, passeri,
corvi, astori, cornacchie, cardellini, civette, barbagianni, usignoli,
verdoni e rondini, che rendono suggestivo Su sattu (la campagna) che li
accoglie. Tra gli anni 1953/54 l’ETFAS (Ente Trasformazione Fondiaria ed Agraria in Sardegna) con lo scopo di valorizzare le campagne incolte, espropriò una vasta area di terreni compresa tra Barumini e Gergei, in gran parte di proprietà dei Marchesi Zapata. Il territorio interessato comprendeva le località campestri di Surdelli, Monte Cuccu, Pranu ‘e Acquas, S’Abuleu, Arriu ‘e Callorusu, Ziu Cristianu, che distavano dal paese, circa 6 chilometri. Un grande e lungo lavoro che coinvolse decine di operai, per pulire, dissodare i terreni e creare le nuove strade di transito. Nel luglio 1955 si iniziarono a costruire le abitazioni per gli assegnatari. Quindici furono le famiglie di agricoltori che alla fine del 1959 usufruirono dell’opportunità creata dall’ETFAS, cui erano assegnati dai 6 agli 8 ettari di terreno coltivabile assieme alla casa; contemporaneamente furono impiantati nuovi vigneti, uliveti e mandorleti. Nello stesso luogo fu costruito un edificio adibito ad uso scolastico, per dare la possibilità ai bambini del luogo a frequentare le lezioni. Le famiglie degli assegnatari, all’inizio subirono non pochi disagi. Basti pensare che dovettero attendere quasi quattro anni, e cioè il 1963, per usufruire della luce elettrica e dell’acqua potabile nelle rispettive abitazioni, utilizzando nel frattempo candele e lampade a carburo come illuminazione, e prelevando l’acqua dalle mitzas (sorgenti) presenti nella zona per le esigenze familiari. Ancora oggi, a distanza di quasi mezzo secolo, seppur in numero ridotto, alcune famiglie vi abitano, e lavorano le fertili campagne delle rispettive aziende agricole. Il centro abitato del paese è suddiviso in bixinaus (vicinati) con nomi antichi e particolari: Sa Gruxi, Guventu, Pireddu, Maziottu, Santa Luxia, Pizirillu, Pillosa, Palla ‘e Campu, S’otte Prazittu, S’abasciada is pramas, Santu Nigolla, Funtà ‘e Murru. Il clima di questo territorio è tipicamente mediterraneo: freddo-umido d’inverno e caldissimo in estate, probabilmente anche a causa della scarsa ventilazione per le prominenze vicine. La stagione piovosa inizia normalmente a novembre e prevale anche a dicembre, febbraio e marzo, interrotta dalle secche di gennaio; un fenomeno comune in tutta la Sardegna. Mentre la stagione estiva assai calda, riesce a prolungarsi quasi sino alla fine di ottobre, arrivando a temperature intorno ai 35 gradi. |


